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Ogni volta
che racconto la mia storia sento riemergere in me, come torrenti in piena, gli stati
d’animo, le emozioni, le passioni, i sentimenti vissuti allora… Gli anni e i
secoli non hanno potuto cancellare l’impronta lasciata sulla mia vita da Gesù di
Nazareth, il Cristo morto su una croce e risorto dai morti, soprattutto se ripenso al
momento in cui mi sono sentito afferrato sulla via che portava a Damasco… Ma
procediamo con ordine…
La mia città di
origine è Tarso. Nel primo secolo d.C. Tarso era un porto internazionale animatissimo. Vi
approdava di tutto: dalle spezie alle fedi più eterodosse, dalle stoffe alle tradizioni
più disparate. Un vero e proprio "porto di mare". Bastava aggirarsi per le sue
vie per sentire le lingue e i dialetti più diversi: dal greco all’ebraico, dal
latino all’aramaico. A volte mi chiedevo come i miei genitori avessero potuto restare
così a lungo in quella città, rimanendo fermamente ancorati alla tradizione del nostro
popolo, come fedeli sentinelle e gelosi custodi della rivelazione di Dio.
Il fascino del
mondo che ci circondava era forte e non erano pochi i nostri amici ebrei che piano piano,
a volte senza nemmeno rendersene conto, si allontanavano dalla fede dei Padri per vivere
secondo uno stile di vita meno coerente. Un simile contesto incideva parecchio anche su di
me: il mio cuore era inquieto, a motivo della costante minaccia a cui venivano
continuamente sottoposte le mie certezze più profonde; il mio spirito era lacerato dal
contrasto che notavo tra l’affascinante apertura universale della mia città e la
severità della vita familiare. Più crescevo, più il disagio aumentava: per questo i
miei genitori decisero di mandarmi a Gerusalemme, per immergermi nella terra e nella
memoria del mio popolo, sotto la guida di uno dei più grandi e rinomati maestri:
Gamaliele. Del resto potevamo permettercelo.
A Gerusalemme
vissi gli anni più belli della mia giovinezza. Il fascino di quella città, cantato da
tanti Maestri e dalla stessa Torah, mi penetrò nel cuore, infondendomi un amore
appassionato per le tradizioni dei Padri e per tutte le sottigliezze della Legge. Mi
distinsi assai presto alla scuola di Gamaliele: non c’era discussione che sentivo
estranea, non c’era domanda a cui io non trovavo una risposta, non c’era
interpretazione della Torah a me sconosciuta. Avevo come l’impressione di avere Dio
in pugno, di avere afferrato il nocciolo di ogni cosa.
In quegli anni,
Gerusalemme era una città lacerata politicamente e spiritualmente. Al peso del dominio
romano e delle sue violenze, si aggiungevano gli intrighi politici delle classi
sacerdotali (i sadducei) e le reazioni violente degli zeloti. Solo i farisei cercavano di
starsene fuori da questo oscuro gioco, cercando nella stretta osservanza della Legge una
risposta a quella generale confusione. Forse fu per tale motivo che mi trovai così bene
in mezzo a loro. Voi nemmeno immaginate quanti falsi maestri si aggirassero a quei tempi
in Palestina, spacciandosi per profeti o per inviati di Dio, lasciando sempre più
disorientata la mia gente. La prima volta che sentii parlare del Nazareno non ci feci
nemmeno caso! I miei fratelli avevano bisogno di certezze, non di fanfaroni… avevano
bisogno di gustare la forza della Legge, non le voglie di uomini ispirati chissà da chi!
Più studiavo e crescevo, più mi convincevo che la risposta a tutti i miei interrogativi
mi veniva offerta a chiare lettere dalla Legge mosaica. Quella costituiva il mio grande
punto di riferimento.
Potrei continuare ma per
ora preferisco fermarmi qui. E’ importante lasciarvi del tempo perché anche voi
entriate un po’in sintonia con quel mondo lontano che io ho percorso in lungo e in
largo.
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